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A domani per le prime impressioni su questa bellissima giornata, con gli amici del Critical Mass.
LA BICI NEL TEMPO DEL MOTORE - Un anno di Movimento Lento Ciclabile
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La città è delle macchine. Basta guardarsi attorno e respirare la nuvola di fumo pungente e malefica che nelle ore di punta, ma ormai non più solo in quelle, sale dai tubi di scappamento delle macchine in coda ai semafori.
Aggiratevi per Senigallia in questi giorni.
E' stata sufficente la chiusura al traffico in un senso di via Po per creare ingorghi in tutta la città.
Code lunghissime in via Podesti e in via Sanzio, disagi in via Mattei, alle rotatorie di Borgo Mulino, alla Capanna, in Viale 4 Novembre.....
La città è delle macchine, l'hanno presa in ostaggio per non riconsegnarla.
La gente in coda seduta dentro il suo mondo, come un pulcino dentro l'uovo digrigna i denti, sbatte la mano sul clackson, fa gestacci, eppure non cederebbe mai quella comodità conquistata.
Anche se realizzasse che per percorrere lo stesso tratto di strada urbana impiegherebbe in bici o a piedi la metà del tempo.
Le persone chiuse dentro l'abitacolo si isolano da tutto, conquistano l'anonimato, rinunciano a relazionarsi col mondo esterno.
Ho detto le persone, ma avrei dovuto dire "la persona" in quanto se provate a scrutare dentro una vettura ferma a un semaforo o che transita lungo una via, nove volte su dieci noterete che nell'auto c'è a bordo una sola persona.
Buttate l'occhio, indagate dentro un auto. Non vedrete un espressione serena.
Solo tizi che sbraitano o guardano l'orologio.
Eppure non lasceremmo la nostra macchina per nulla al mondo.
Non più avezzi a muoverci facendo un piccolo sforzo, rinunciamo a sforzarci del tutto.
Ripetiamo meccanicamente le stesse strade ogni giorno, evitando accuratamente di parcheggiare a più di due metri dalla meta.
Il ragazzo portato a scuola, deve scendere dal Suv di mamma a non più di due metri dal gradino, altrimenti si stanca.
La signora che va a fare shopping deve arrivare col paraurti a pochi centimetri dalla vetrina del negozio, altrimenti si rovina la messa in piega.
I fedeli che vanno alla messa, parcheggiano sul sagrato. Abitano tutti nel raggio di cinquecento metri dalla chiesa...
La macchina è stata un invenzione decisiva per la storia dell'umanità, basterebbe non abusarne.
Oggi invece, rischia di diventare un boomerang, un bubbone, un cancro per le città in cui viviamo.
Le amministrazioni comunali e nazionali, convinte che nuove strade diluiscano il traffico continuano a costruirne.
Il traffico però, non diminuisce per nulla.
Anzi aumenta poichè nuove e più comode strade convincono il guidatore occasionale a usare ancor di più la vettura.
Il gatto si morde la coda.
La Complanare di Senigallia sarà un ecomostro, sia dal punto di vista visivo, che dal punto di vista ambientale ma soprattutto non abbasserà la percentuale di traffico di una punto nel territorio senigalliese, distruggendo inevitabilmente la qualità della vita in alcune popolose zone cittadine già fortemente degradate dal punto di vista ambientale e paesaggistico.
La nostra città vive di turismo e dovremmo conservarla come un gioiello rendendola vivibile, verde, "sostenibile".
Invece ai bordi delle nuove strade, sorgono inevitabilmente nuove lottizzazioni che creano nuovo traffico.
La bicicletta rinmane in garage.
Nella nostra società rurale del Novecento la bicicletta era il mezzo di trasporto per eccellenza.
Oggi chi va in bicicletta viene guardato come un pazzo che ha perso il senno.
E chi lo guarda con questi occhi ha ragione.
Girare in bici per Senigallia oggi, specie nelle zone ad alta densità di traffico è diventato molto rischioso.
Essendo i ciclisti una sparuta minoranza, gli automobilisti tendono ad ignorarli. Non li vedono.
Uno studio effettuato sostiene che ci sono molti più incidenti che coinvolgono ciclisti in città meno frequentate dai ciclisti stessi.
Meno ad Amsterdam che a Roma per intenderci.
Eppure ad Amsterdam la percentuale di bici circolanti è molto maggiore.
Un anno fa a Senigallia un gruppo di amici pensò di organizzare un evento che tendesse a sensibilizzare i cittadini all'uso della bicicletta.
Nacque un Movimento.
Come stemma una tartaruga sopra una bici. Era il Movimento Lento Ciclabile.
Decidemmo di effettuare un giro della città su due ruote occupando tutta la carreggiata con le macchine alle spalle.
Informammo i nostri contatti e ci incontrammo in Piazza Roma l'8 Marzo 2008.
Fu una bella giornata all'insegna del divertimento, della convivialità, del gioco.
Effettuammo un giro piuttosto lungo e la città ci si apri davanti a noi sgombra di macchine e silenziosa.
I muri riacquistarono un significato e gli alberi ci sembravano meno tristi.
Ricorderò sempre, la sensazione di euforia provata dalle parti del teatro con la strada davanti a noi libera dai veicoli e dietro il corteo rombante di automobili costrette a mordere il freno.
Avevamo ripreso, seppure per un attimo, la città.
Eravamo entrati nella macchina del tempo.
Si materializzava davanti a noi la città di cento anni fa, coi suoi commerci, le sue genti, i suoi mercati e il suo silenzio surreale interrotto solo dai sorrisi e dal vociare delle persone.
Da allora ci sono stati altri eventi, abbiamo iniziato un confronto con l'Amministrazione comunale, abbiamo combattuto battaglie e divulgato le nostre idee.
Non siamo fanatici, ma gente normale che spesso lavora con la macchina e che vorrebbe portare a spasso i propri figli senza dovergli mettere una maschera anti-gas o senza sentirsi in pericolo di essere investiti da pazzi esagitati che scambiano la strada per un autodromo.
La nostra è una battaglia di civiltà, culturale, e di libertà.
Perchè la libertà delle persone finisce quando danneggia gli altrui diritti.
L'8 Marzo 2009 il Movimento Lento Ciclabile compie un anno e si farà un altro "Critical Mass".
Critical Mass è infatti il nome che si assegna nel mondo a questa manifestazione in bicicletta.
Vorremmo che tutti coloro che erano presenti quel giorno ci fossero di nuovo e che portassero nuovi amici per condividere con noi una città diversa.
Non possiamo arrenderci alla città che ci si prospetta nel futuro.
Lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo alla città che amiamo, lo dobbiamo soprattutto a noi stessi.
Domenica 8 Marzo saremo in Piazza Roma alle 17 sperando di ripetere il successo dello scorso anno.
Vi aspettiamo numerosi per riprenderci la città, almeno per uno ora.